IL SALONE D’ONORE

Il Salone d’onore del castello palazzo dei Conti Oliva, la sala più grande dell’edificio, era la sala di rappresentanza della dimora, una stanza con più funzioni dove, variamente, venivano organizzati banchetti, si dava udienza e si svolgevano tutte le attività più importanti della corte. Il salone è arricchito da numerosi elementi in pietra scolpita come i “peducci”, gli elementi decorativi che stanno alla base delle “vele” della volta (un tempo arricchiti dagli stemmi degli Oliva, purtroppo abrasi nel Settecento), o i tre rosoni presenti al centro ed alle estremità del grande soffitto; il rosone centrale rappresenta una pianta d’Ulivo con la scritta latina “PAX” (Pace), una probabile allusione alla pace raggiunta e consolidata, soprattutto al tempo di Carlo I Oliva, con la famiglia dei Da Montefeltro, mentre nei due rosoni alle estremità si ripete lo stemma degli Oliva, uno scudo quadripartito con le squadrucce ed il rastrello posto in diagonale, con le lettere K e O, le iniziali di Carlo Oliva.


Nel Salone d’onore della dimora degli Oliva è presente poi un grande camino in pietra che, oltre alla funzione pratica di riscaldare il grande ambiente, aveva il compito di mostrare a quanti arrivavano in quest’ambiente, grazie al motto latino, caro a Carlo Oliva, “IN VANUM LABORANT” (lavorare invano) ed alla raffigurazione di una mano intenta a pestare acqua in un mortaio, l’inutilità di perseguire degli obiettivi che non hanno uno scopo, come quello, appunto, di “lavorare invano tentando di pestare acqua in un mortaio”.


Un altro elemento in pietra scolpita di straordinaria bellezza è la grande cornice che in origine ospitava un lavabo, un lavandino, caratterizzata all’apice da una grande conchiglia, dagli stemmi Oliva e Trinci (purtroppo abrasi) e da paraste finemente scolpite. Sebbene l’attenzione all’igiene personale nel Rinascimento, ed ancor prima nel Medioevo fosse ben diversa rispetto ad oggi, non era inusuale trovare in saloni come questo dei lavabi, caratterizzati da importanti cornici scolpite, che durante i banchetti venivano usati per lavare le mani con acqua spesso profumata con petali di rosa.

Interpretazione personale dello stemma in cotto che si trova sulla volta del Salone d’Onore
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